Approvato in prima lettura dalla Camera nell’aprile 2015, dopo un lungo approfondimento svolto anche al Senato, finalmente il disegno di legge delega sul Terzo Settore è stato approvato anche dall’altro ramo del Parlamento lo scorso 30 marzo.

Siamo quindi in corsa verso la definitiva entrata in vigore, che arriverà con l’approvazione definitiva senza altre modifiche da parte della Camera, che lo esaminerà nella settimana del 23 maggio prossimo.

La nuova legge delega pone le basi per una riforma di un comparto fondamentale per il Paese, sia sotto il profilo sociale che quello economico. In questo modo diamo un quadro di riferimento legislativo preciso ad un settore in crescita mettendo ordine fra la miriade di leggi e leggine su volontariato, cooperazione sociale, ong e onlus.

La delega si occupa della riforma del codice civile; della costruzione e definizione del nuovo codice del Terzo settore con un unico registro presso il Ministero del Lavoro, superando così i registri locali comunali e regionali e del rilancio dell’impresa sociale.

Disciplinare meglio il Terzo Settore favorirà la crescita dell’Economia sociale, che negli ultimi anni ha registrato dati incoraggianti in termini di crescita, anche sotto il profilo occupazionale.

In Italia quasi 800mila persone lavorano in questo ambito, mentre sono oltre quattro milioni e mezzo i volontari che a vario titolo ne sono coinvolti; un mondo a cui finalmente il Parlamento dà una riposta organica.

Come responsabile nazionale PD per il servizio civile, sono particolarmente orgogliosa della proposta che abbiamo elaborato, in collaborazione con enti e rappresentanti dei volontari, ed ora recepita in questa legge Delega al Governo che porterà ad un vero rilancio di questo istituto così importante per la crescita personale dei ragazzi e insieme per la società.

Tra le novità principali del nuovo Servizio Civile Universale approvato in Commissione al Senato c’è l’apertura ai giovani “italiani e stranieri regolarmente soggiornanti”

Il servizio civile “universale”, più flessibile nei tempi di svolgimento e con il riconoscimento delle competenze acquisite, rimane comunque ancorato all’art. 52 della Costituzione Italiana, che lo colloca nell’eredità dell’obiezione di coscienza al servizio militare, nonché all’articolo 11, quindi come “difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica” ma noi vogliamo di più.

Proprio per questa ragione, nel servizio civile universale si prevede uno scambio di due mesi in un Paese europeo o, come originariamente proposto, in un’altra regione italiana; perché i nostri giovani possano sentirsi prima di tutto cittadini italiani, imparando a conoscerne le diverse peculiarità regionali; ma soprattutto perché imparino a sentirsi cittadini attivi europei. Di quell’Europa che, seppur sia riuscita a garantire 60 anni di pace, non è ancora stata capace di costruire dal basso un senso di appartenenza comune ed una forte unione politica e culturale.

Così facendo abbiamo voluto aprire la strada al progetto ODYSSEUS: la proposta lanciata dal Governo italiano per realizzare un vero servizio civile europeo. Il richiamo alla difesa non armata della Patria, infatti, assume oggi un significato ancora più profondo: quello di unire le forze dei giovani per portare supporto alla comunità nei momenti più difficili.

Stiamo vivendo, probabilmente, uno dei momenti più difficili della storia dell’Unione. La possibilità che la Gran Bretagna decida di abbandonare il sistema continentale, la costruzione di muri fra gli Stati e la persistente minaccia terroristica minano alle fondamenta il processo di integrazione europeo. Proprio di fronte a questo quadro internazionale, sentiamo ancora più forte la necessità di ancorare i valori e i principi che stanno alla base dell’ideale europeo a scelte coraggiose che accelerino l’integrazione e rafforzino le tutele dei cittadini europei.

L’idea di Europa, per ri-generarsi, deve partire dalle nuove generazioni. Da quelle generazioni cresciute con il programma Erasmus e il più recente e potenziato Erasmus Plus, quelle generazioni che più di tutte associano l’Europa non alle profonde divisioni e alle terribili guerre del secolo scorso ma alla libertà di movimento grazie a Schengen e grazie alla moneta unica.

Per questo l’Italia con il progetto di servizio civile europeo promuove, innanzitutto, una visione dell’Europa del futuro. L’esperienza italiana e la sfida che abbiamo lanciato insieme al governo durante il semestre italiano di presidenza dell’UE hanno avviato una riflessione a livello europeo sull’opportunità di introdurre questa esperienza su scala comunitaria, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione e il volontariato dei giovani, favorire l’inclusione e la coesione sociale.

Il progetto pilota avviato con il bando IVO4ALL ci mostrerà primi risultati di questa esperienza, consentendoci di ampliare la dimensione europea del servizio civile.

Pensiamo a un programma dedicato ai ragazzi dai 18 ai 25 anni, della durata dai 6 ai 12 mesi, che permetta di accedere a un’esperienza di impegno diretto in un paese europeo nei settori dell’istruzione, della sanità, dell’ambiente, dell’integrazione, dello sviluppo e della valorizzazione dei patrimoni culturali. Le proposte in questo senso dovrebbero andare di pari passo con quelle messe in campo nella politica di sicurezza e difesa comune. Come in Italia il SCN si fonda sull’art. 52 della Costituzione e sulla difesa non armata della Patria, così l’Europa ha bisogno di una difesa comune che non sia soltanto militare o di intelligence, ma un aiuto e un supporto alla comunità nei momenti più difficili.

Pensiamo ai migranti e ai rifugiati, uno dei nodi che la società europea è chiamata a sciogliere e in cui il contributo dei ragazzi potrà essere determinante, con attività che intercettino i tanti bisogni delle persone e le varie fasi legate all’accoglienza, al transito o all’inclusione.

Pensiamo alla protezione dell’ambiente e del patrimonio storico artistico dell’Unione, alla tutela della persona e dei più deboli in particolare, all’educazione alla legalità.

Questo patrimonio “umano” di cittadini europei attivi potrà poi essere richiamato in caso di emergenze ambientali o di altro genere proprio come “contingente di difesa civile” a servizio dell’Europa e degli Stati nazionali in caso di crisi.

In tutti questi settori potremo stimolare la partecipazione attiva dei ragazzi, che avranno un’occasione di formazione oltre il volontariato, costruendo il loro percorso di vita così come il loro possibile ingresso nel mercato del lavoro, in uno spazio libero.

Quale migliore occasione, per le istituzioni europee, per affrontare il futuro dell’Europa ripartendo dai suoi principi fondativi: pace, solidarietà, lavoro, in un territorio libero e senza barriere.