Garantire uguaglianza di diritti e di doveri a tutti coloro che stabilmente vivono e lavorano nel nostro Paese contribuisce a rafforzare la coesione e quindi a contrastare l’integralismo e il conflitto che quest’ultimo tende ad alimentare.
Approvata in prima lettura alla Camera il 13 ottobre 2015, e a breve in seconda lettura al Senato, la riforma sulla cittadinanza rappresenta una svolta di civiltà per tutti i bambini e ragazzi che spesso hanno conosciuto solo l’Italia, e che da questo Paese devono sentirsi accolti e non discriminati. Secondo il nuovo testo acquista la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo (5 anni).
Introduciamo poi per la prima volta lo “ius culturae”: può ottenere la cittadinanza la ragazza o il ragazzo straniero che, nato in Italia o arrivato in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età, abbia frequentato regolarmente uno o più cicli scolastici sul territorio nazionale per almeno cinque anni. Finalmente centinaia di migliaia di bambini e ragazzi in tutto il paese, cresciuti in Italia e di fatto italiani, avranno il riconoscimento che meritano.