Il 4 dicembre saremo tutti chiamati ad esprimere un giudizio sulla riforma costituzionale attraverso il nostro voto al Referendum. Più di trent’anni sono passati dalla prima proposta di riforma analoga, ma, a parte la riforma del titolo V del 2001 e la proposta Berlusconi del 2006 che però proponeva di stravolgere la forma di governo, mai nessun governo e nessun parlamento prima era riuscito ad arrivare a proporre un puntuale e necessario aggiornamento della Costituzione come quello da noi proposto oggi. Grazie al lavoro svolto dal “Comitato dei Saggi” del Governo Letta ed in conseguenza alle richieste del Presidente Napolitano come condizione alla sua rielezione nel 2013, era ormai diventata una questione di credibilità della politica quella di portare a compimento la Riforma della Costituzione (ci tengo a precisare che questa riforma non modifica né i principi essenziali né la Parte I riguardante i “Diritti e Doveri dei Cittadini”, ma solo una parte della Parte II che riguarda l’ordinamento della Repubblica).
Spesso si pensa che questa riforma contenga delle novitá importanti, ma distanti dai territori e dalla nostra quotidianità di amministratori locali o cittadini, tanto che ancora oggi più della metà del popolo italiano dice di non sapere per cosa sarà chiamato a votare.La nuova Costituzione, che entrerà in vigore nel caso vinca il SI, avrà invece un impatto importante su tutto quello che ci circonda, a partire proprio dalle amministrazioni regionali, che in passato hanno creato non pochi grattacapi, passando dalle Province per arrivare alle possibilità di espressione democratica del singolo cittadino.
Attraverso la modifica del Titolo V si tenta infatti di delimitare in modo preciso le competenze dello Stato e quelle delle Regioni, eliminando le così dette competenze concorrenti, che in passato hanno dato luogo a più del 70% dei contenziosi pendenti davanti alla Corte Costituzionale ed a lungaggini burocratiche. Inoltre si abolirà il livello politico delle Province, rendendole un ente di secondo livello, con conseguente semplificazione amministrativa e risparmio di soldi pubblici (una volta che la riforma sarà entrata a pieno regime).
Ma soprattutto si offriranno ai singoli cittadini ed agli enti locali nuove possibilità di esprimere le loro esigenze. Per quanto riguarda i primi lo si farà attraverso i Referendum propositivi e di indirizzo, nonché l’abbassamento del quorum dei referendum abrogativi e le proposte di legge popolare che dovranno necessariamente essere prese in considerazione dal Parlamento. Per i secondi invece, sindaci e consiglieri regionali selezionati dai cittadini, che comporranno il nuovo Senato ci sarà la possibilità di portare le istanze territoriali direttamente a livello nazionale e di partecipare alla formazione delle leggi principali del nostro ordinamento.
Il Senato, infatti, nella sua nuova veste, ricoprirà il ruolo di rappresentante delle istanze territoriali a livello nazionale, mettendo fine al bicameralismo paritario ed intervenendo in tutti i procedimenti che riguardano la vita quotidiana degli enti territoriali. Esso diverrà il luogo della rappresentanza delle regioni e dei comuni, che potranno così intervenire direttamente nel procedimento legislativo, attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte.
Ma soprattutto questa riforma attraverso questo nuovo senato abolirà finalmente il Bicameralismo perfetto quel ping pong di tutte le leggi tra Camera e Senato che spesso negli anni ha contribuito a portare ad un rallentamento eccessivo del procedimento legislativo e ad una continua frustrazione dell’importanza del lavoro parlamentare e ad un suo svilimento attraverso il continuo utilizzo della decretazione d’urgenza da parte del governo.
Nel caso alcuni di voi fossero interessati ad un approfondimento sulle questioni più dibattute,
QUI potete trovare un documento semplice che va a spiegare i luoghi comuni più utilizzati da chi porta le ragioni del no.
QUI e
QUI invece un documento più tecnico, preparato dalla professoressa Poggi, che chiarisce in modo schematico molti aspetti della riforma.
Vi invito ad approfondire proprio perché il 4 di dicembre, al di là delle singole e personali posizioni, sarà un momento importante per il nostro Paese per il quale esprimersi perché, non essendoci quorum costitutivo, se non si andrà a votare la scelta verrà delegata ad atri. Vi inviterei a partecipare a questa scelta nella maniera più consapevole possibile.