Si chiama Reddito di Inclusione (ReI), è una misura di contrasto alla povertà di carattere universale ed è attiva dal 1 gennaio 2018.
Permette alle famiglie che ne hanno diritto di ricevere un beneficio economico, erogato mensilmente, che va di pari passo ad un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, volto al superamento della condizione di povertà e predisposto dai Servizi Sociali del proprio Comune.
Il ReI in soli tre mesi ha già raggiunto e dato sostegno a metà della platea potenziale (317mila persone) con un importo medio di 300 euro al mese, rendendolo la prima misura nazionale di contrasto alla povertà. Uno strumento che siamo orgogliosi di aver messo a punto e avviato, dotando il nostro Paese di una misura efficace e strutturale per garantire un reddito minimo a tutti i cittadini.
Fa sicuramente riflettere che il 64% della popolazione totale coinvolta risieda in 3 regioni (Campania, Calabria e Sicilia), perché questo ci ricorda che il nostro tallone d’Achille continua ad essere la situazione di povertà del sud Italia, un problema che si è manifestato con forza alle ultime elezioni attraverso un voto massiccio al M5S e alla sua proposta di reddito di cittadinanza.
La strada che abbiamo intrapreso noi è però quella giusta, una strada che mira ad aiutare chi è in difficoltà attuando dei percorsi strutturali per un rapido reinserimento attivo nel mondo del lavoro, lasciando l’assistenzialismo ad altre forze politiche. L’auspicio è che il prossimo governo non cancelli quanto fatto nel nome della propaganda, ma sostenga e ampli uno strumento che nei fatti sta funzionando.