Dopo il voto in Aula sul Documento di Economia e Finanza 2016, mercoledì 28 aprile sono atterrata a Bruxelles per raggiungere una trentina tra imprenditori canavesani, autorità istituzionali, locali e regionali, ed europarlamentari riuniti presso la sede di Confindustria Bruxelles in una due giorni di incontri e di attività informative sull’accessibilità e sulla progettualità di richiesta di finanziamenti europei.
Gli industriali del Canavese sono la prima Confindustria territoriale ad aver organizzato una missione di questo genere, nell’ambito delle proprie attività di sviluppo economico-sociale del territorio, in collaborazione con la Delegazione di Confindustria presso l’Unione europea.
L’obiettivo è stato secondo me centrato: capire i meccanismi di accesso ai fondi europei da una parte, promuovere il sistema territoriale locale dall’altra. Si è voluto sensibilizzare i rappresentanti nel Parlamento Europeo della Circoscrizione Nord-Ovest, sul cambiamento in atto in un territorio che, da mono industriale, si è trasformato in un distretto innovativo e tecnologicamente avanzato formato da PMI di eccellenza.
Questo è stato anche il tema centrale del dibattito organizzato dalla Confindustria del Canavese che ha visto coinvolti il Presidente Gea insieme ad importanti esponenti di politiche europee, dove è emersa in modo chiaro la necessità di creare un sistema di relazione e di condivisione attivo e continuamente alimentato tra smart land, smart city e smart valley, tutte configurazioni di territorio ma soprattutto voci di un unico grande cruscotto territoriale, quello della relazione e dello sviluppo di una governance trasversale e condivisa.
«Un’esperienza unica per il territorio» l’ha definita Fabrizio Gea, presidente di Confindustria Canavese. «Oggi non è più il tempo di disegnare strategie, dobbiamo lavorare insieme per realizzare fattivamente ciò che il nostro territorio, gli operatori che vi lavorano e le tante persone che vivono e vengono a visitare il Canavese, ci chiedono. Stiamo puntando a realizzare un Piano Industriale per il Canavese poggiato su quattro importanti assi strategici: Industria e attività produttive, Infrastrutture e trasporti, Formazione e istruzione, Turismo cultura e sport. Vogliamo quindi sostenere il Canavese come smart land, dove si incrociano tradizione industriale, innovazione e un nuovo modello di condivisione dal basso di progetti che mette insieme istituzioni, comunità, stakeholder e opinion leader”.
Questa prima missione di territorio ben si inserisce in un percorso di condivisione di strategie ed obiettivi di sviluppo del canavese iniziato attraverso alcune collaborazioni tra gli interlocutori politici locali e le diverse rappresentanze imprenditoriali già a partire dal 2013. Prima tra tutte quella di far riconoscere il Canavese come zona sperimentale in Piemonte di attuazione della Zona a Burocrazia Zero, per la quale ci sia aspetta la firme definitiva a breve, o la creazione della navetta Erbaluce Express come uno dei volani per far conoscere ai turisti che arrivano a Torino le nostre peculiarità artistiche, enogastronomiche e ambientali locali o ancora come il lavoro di sinergia svolto per far arrivare ai vari livelli istituzionali, regionale e nazionale, le priorità condivise in materia di potenziamento dei trasporti e delle infrastrutture locali, a partire dalla Banda Larga. Questo lavoro che ora siamo convinti di dover rafforzare costruendo un Piano Industriale per il Canavese, basato sui quattro assi sopra citati, imparando a fare del lavoro di squadra una attitudine di territorio.
Devo dire, però, che mi ha fatto molto effetto tornare a Bruxelles dopo poco più di un mese dagli attentati. La vita ha ripreso il suo ritmo quotidiano ma è impossibile trovarsi qui e non fare una profonda riflessione sulle misure di sicurezza e controllo che i singoli Stati membri dell’UE hanno adottato o che stanno per adottare. È un momento molto delicato nel quale la rabbia e la paura possono offuscare o affrettare un importante giudizio. Non dobbiamo farci intimidire e non dobbiamo cedere a semplici quanto errate soluzioni populiste come quelle già adottate dai Governi ungherese e austriaco o come quelle proposte dalla Lega che cozzano palesemente con lo spirito di solidarietà: un pilastro civile proprio dell’Ue e dell’Italia stessa. Vogliamo una Europa attenta ma senza muri, capace di controllare e difendere i suoi confini ma anche di aprirli quando è necessario.