Lo scorso mese, precisamente il 18 ottobre, il nostro Paese ha vissuto una giornata epocale: la Camera ha approvato all’unanimità, con la sola FI e la Lega astenuti, la Legge sul Caporalato per contrastare i fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro soprattutto in ambito agricolo.
Il Caporalato, in questi anni, si è notevolmente radicato nel settore dell’agricoltura ma anche in quello dell’edilizia, attraverso il reclutamento di lavoratori da trasferire nei campi o cantieri edili. Si tratta, perlopiù, di soggetti che versano in difficoltà economiche oppure immigrati irregolari. Queste persone, trovandosi in una posizione molto debole, sono chiaramente disposte ad essere pagate molto poco, con turni al di sopra delle ore consentite, nonché a subire violenze e minacce da parte dei cosiddetti “caporali”, ovvero coloro che gestiscono il traffico dei lavoratori.
Questo fenomeno che, solo in Italia, ha generato negli anni un’economia illegale e sommersa per circa 17 miliardi di euro, ha reso necessario un intervento legislativo: una nuova legge, composta di 12 articoli che, oltre a presumere una verifica base di comportamenti violenti, minacciosi o intimidatori, ha introdotto la possibilità di sanzionare il datore di lavoro e non solo più l’intermediario, prevedendo l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità, l’arresto in caso di flagranza di reato, la confisca dei beni e la reclusione da uno a sei anni, con una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato.
Tra le novità della normativa, anche un aiuto concreto alle vittime di caporalato, con l’estensione del fondo anti-tratta e il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, da usare come strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero nel settore agricolo.
La nuova legge, inoltre, ha previsto che anche le amministrazioni statali siano coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, grazie ad un piano di interventi comune per rappresentare tutti quei lavoratori impegnati nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli.
La riformulazione di questa legge ha significato una risposta netta e congiunta contro questo fenomeno molto più radicato di quanto si possa pensare. Gli strumenti di cui ora possiamo servirci potranno tutelare sia il lavoratore che l’azienda virtuosa, ma soprattutto queste nuove misure saranno utili per la salvaguardia del sistema economico del Paese.